Uomo Versus Passeggino: Battaglia Vinta

E’ da qualche giorno che abbiamo ricominciato a vivere. Niente più nottatacce tra zanze, afa e tablet. Il tablet lo abbiamo abolito, perchè abbiamo finalmente comprato il passeggino. Zanze e afa rimangono, invece, dovessimo soffrire di solitudine! T2 non stava prendendo bene il procrastinare della nostra scelta. Temendo di nascere senza avere il suo kit d’ordinanza, aveva cominciato con le intimidazioni notturne (calci, pugni e sputi). E’ stata convincente!

Dopo aver letto tutti i vostri preziosi e graditi consigli, su Fb, via mail, via sms, anche per strada (ho fermato una coppia e gli ho fatto il terzo grado, fino ad estorcere una confessione sul proprio passeggino), ci siamo decisi.

La cerchia dei nostri passeggini  si era limitata a tre modelli/marche: EasyWalker Mini, McLaren, Valco. Tutti passeggini che erano disponibili in versione duo. Rimanevamo, cioè, fedeli alla nostra idea iniziale, sintetizzabile nello slogan: Trio non ci avrai!

Il Mini era un pò un ripiego al fatto che, con le spese a cui andremo incontro nei prossimi anni, è sfumato per sempre il mio sogno di comprarmi una Mini vera. In realtà quando scoppiò il caso olgettine, e si vedevano tutte in giro con una Mini sotto il sedere ed una Kelly sotto il braccio, ho cominciato a trovare volgari sia la prima che la seconda. Che Dio le perdoni! Il McLaren è spinto con determinazione da qualunque commerciante. Pare avere prestazioni da Formula Uno. Ma quando l’occhio vigile del padre di T2 ha scovato una foto di Belen con McLaren al seguito, abbiamo rinunciato: chi siamo noi, per poter comprare lo stesso passeggino di Belen & famiglia! L’ultimo, il Valco, ricordandoci che l’Australia (il Paese da cui viene questo prodotto) è il luogo in cui vorremmo andare quando saremo costretti ad emigrare, ci ha convinti!

Alle 18.30 ci siamo diretti al negozio. Cappa da deserto ed allucinazioni: vedevo bellissimi surfisti australiani con i Valco sotto braccio. Mio marito era impegnato in una call conference dalle 14.30 per cui ,con il microfono del cellulare in muto, siamo arrivati al negozio facendo lo slalom fra musicisti di strada che incrociavamo proprio quando dalla call chiedevano il suo intervento. Mentre lui partecipava alla call, dopo pochi minuti io ero già in disaccordo con la commessa, che voleva darci il Valco, ma in versione trio. Per me il numero tre è un concetto spirituale e basta, per i rivenditori, l’unica soluzione alla tua richiesta. Ad un certo punto, pur di tornare a vivere, mio marito, verificando che l’auricolare fosse ancora in muto, dice: “Dai, compriamolo comunque!“.  Io non mi arrendo. Esigo un duo, senza il quale non esco dal negozio. Finalmente, la commessa ci presenta il Combi. Il nostro passeggino! T2 non mi prendeva più a pugni!

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Duo, giapponese, misure mini, ultra leggero. Il solo fatto che fosse giapponese mi aveva già convinto, poi la commessa aggiunge: “Questo ha una super offerta!“. Il prezzo era quello che avremmo pagato per un Trio di seconda mano, non c’era da pensarci molto. Sconosciuto ai più, si tratta di un passeggino che si trova sul mercato italiano per il primo anno, e viene distribuito da Inglesina. Soddisfava la maggior parte dei requisiti:

  1. Leggerissimo, piccolo, compatto
  2. E’ sia carrozzina che passeggino
  3. Fronte mamma-fronte strada
  4. Reversibile senza sollevare nulla, ma spingendo solo il manubrio (come i sedili dei treni giapponesi. Ciò mi fa pensare che noi viaggiamo con Trenitalia, e vengo sommersa da somma tristezza).
  5. Cappotta espandibile quasi per l’intero passeggino, per proteggere dai raggi ultravioletti (un pò come le giapponesi che usano l’ombrello d’estate per proteggersi dal sole. Infatti hanno una pelle bellissima, mentre noi macchie solari assicurate).

Un pò perchè ci ricordava il nostro viaggio di nozze. Un pò perchè per me il  Giappone è sinonimo di garanzia, tradizione e avanzata tecnologia. Un pò perchè loro sono avanti, siamo noi che siamo rimasti solo al sushi. Lo abbiamo preso! Mentre pagavamo, la commessa mi chiede: “Ma davvero tuo marito è al telefono per lavoro?”. Io rispondo: ” Si. Pensa se una call dura da 5 ore, quanta gente, nel frattempo, si starà facendo la doccia,  starà al banco salumi o sarà andata a farsi l’aperitivo! Perchè ad un certo punto, se quello dall’altra parte non ha una vita, noi altri, una vita la stiamo per mettere al mondo, e che diamine!”.

Ora, chi può sapere se abbiamo fatto la scelta giusta. Solo in itinere ce ne renderemo conto. Ma io sono serena e, confidando nella generosità dei giapponesi, mi propongo di fargli una recensione quanto prima. Hai visto mai, per ricambiare, ci offrano un altro viaggio nella terra dei ciliegi!

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6 Comments

  • Reply Micky agosto 11, 2015 at 8:27 pm

    👏👏👏👏👏 E anche questa è andata!!!!

  • Reply Concetta agosto 13, 2015 at 12:28 pm

    Bene allora!!! Si può passare ad altro.
    Baci

  • Reply Nove cose da sapere se vai all’Expo con Bimbo a Bordo. La decima non mi veniva. | Stato di grazia a chi? agosto 21, 2015 at 11:07 am

    […] ci sono troppi passeggini“, ricorda alla giapponese che hai intenzione di restituire il Combi, così impara, e che è normale che la fila passeggini è lunga, se con un passeggino fanno entrare […]

  • Reply Nove cose da sapere se vai all'Expo con Bimbo a Bordo. La decima non mi veniva. - Stato di Grazia a Chi marzo 19, 2017 at 2:57 pm

    […] ci sono troppi passeggini“, ricorda alla giapponese che hai intenzione di restituire il Combi, così impara, e che è normale che la fila passeggini è lunga, se con un passeggino fanno entrare […]

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