Sarò all’ altezza?

Non so se questo post nasce dall’altitudine nella quale mi trovo, o dal cielo plumbeo di oggi, che ci costringe nella silenziosa casetta svizzera, a guardare fuori la finestra le pesanti nuvole che coprono le cime delle montagne. La riflessione potrebbe nascere anche dal fatto che qui, finalmente con un po’ di quiete e molti meno pensieri, c’è più tempo per meditare. Oppure, forse il fatto di aver accantonato il problema passeggino, ed anche quello della culla (delle cui mille peripezie vi ho momentaneamente risparmiato) ci porta ai primi interrogativi da genitori. Perché non manca poi molto.

La domanda principe è: Saremo all’ altezza? Sicuramente tutti si sono posti questa domanda: anche le mamme terroriste; quelle e quelli che sono nati già imparati; le vip in attesa immortalate sugli yacht; le mamme senza smagliature o cellulite. Forse la domanda se la sarà posta anche la Hunziker, che può contare su trenta tate e uno stilista in casa, che non è assillata da problemi economici o di trasloco imminente, che in fondo ha come attività principale il riderci in faccia in continuazione. Forse, grazie a questa domanda, siamo tutti uguali. E’ la livella delle domande.

Noi due stiamo approfittando di queste sere, scandite solo dal nostro ritmo personale (sonno-veglia-fame-sete-passeggiate), per leggere alcuni libri sulla primissima infanzia: allattamento, svezzamento, differenze fra vizi e bisogni, sono gli argomenti principali. Al termine di ogni paragrafo, lui controlla che io non mi sia già addormentata (legge lui, io ascolto) io, invece, se non ho sigillato le palpebre, comincio la batteria delle domande, o quella delle polemiche.

Quel dolce esserino innoquo&terrorizzante di vostro figlio

Quel dolce esserino innocuo&terrorizzante di vostro figlio

Se non riuscissi ad allattare? Se traslocare in un momento così delicato non fosse indicato? Se T2 fosse sveglia tutta la notte?Se non dovesse stare bene, come faremo? Alla prima colica cosa faremo? Oddio, io dovrò rimanere in casa tutto il giorno da sola: e se mi venisse la depressione post partum? Quando tornerai la sera dal lavoro, te la getterò fra le braccia, perché non sarò ancora riuscita ad andare in bagno? E se non mi facesse mai riposare? E avrò il tempo di cucinarmi e mangiare? Ok, alcune di queste domande, tipo le ultime, non ci accomunano tutte: la Hunziker & le altre avranno il team di Coppola a domicilio, per trucco e parrucco quotidiano, e Cracco fisso in cucina da usare come sguattero.

Le domande a raffica lo spingono a cacciar fuori il suo ottimismo più cronico. Per reazione io mi arrabbio e dico: “Certo, tanto tu andrai a lavoro! Sono io che dovrò rimanere in casa tutto il santo giorno a rimbambirmi con strilli e pianti indecifrabili.”. Lui continua con il suo noto ottimismo: che ne sai che piangerà tutto il giorno; vedrai che sarai tu a volerle stare sempre attaccata; i primi mesi autunnali non deve mica piovere sempre, potrai uscire e fare le tue passeggiate con altre mamme.

Il suo ottimismo mi irrita. Ringrazio e sigillo le palpebre. Perché in fondo lo so che ha ragione e che: non sarà facile all’inizio, ma non lo è stato per nessuno; poi ce la si fa tutti, ciascuno con modi e tempi propri; non possiamo sapere da oggi se riuscirò ad allattarla, a farla addormentare, e come reagirò ai suoi primi normali malesseri, ai suoi strilli indecifrabili.

Ora, lo so che siete tutti in vacanza, e già è tanto se siete arrivati alla fine del post, ma se riusciste a mollare la prole al vicino di ombrellone per 5 minuti, potreste dirmi come e quando avete superato queste paure? L’ottimismo di mio marito ve ne sarebbe grato.

 

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8 Comments

  • Reply Claudia agosto 16, 2015 at 11:59 am

    Io le ho superate al momento del parto. Contro il parere di tutti (o quasi tutti) ho deciso che il mio modo di essere mamma sarebbe stato davvero il MIO. Ho ascoltato sempre il mio istinto e ho fatto quello che mi sentivo di fare, trascinando controvoglia anche mio marito. Al nido, in maternità, mi hanno detto più volte che nn avevo latte, e invece ho allattato fino a 11 mesi (avrei continuato, ma per necessità ho dovuto smettere). I parenti e gli amici mi dicevano che nn dovevo farlo dormire con me e tenerlo sempre in braccio, che non si sarebbe più staccato da me…a 10 mesi già dormiva tutta la notte in camera sua e nel suo lettino, va all’asilo e sta volentieri con altri bambini e adulti. Per i vari malesseri mi sono affidata al pediatra e al seno 🙂 (magico seno che risolve tutto!). Vivila in tranquillità. Sii la mamma che vuoi essere. Ascolta i consigli di chi ci é passato prima di te, ma poi ragiona col tuo cuore di mamma. E tutto filerà liscio, o quasi. Non é facile, ci saranno momenti di sconforto, momenti in cui vorresti solo fare una pipì ma non puoi. Però, davvero, poi passa e andrà sempre meglio. E se hai bisogno di sfogarti per non cadere in depressione post partum, hai marito, genitori, parenti e cugine pronti a fare quattro chiacchiere!

  • Reply Stato di grazia a chi? agosto 16, 2015 at 12:07 pm

    L’ansia del latte … mi sto facendo una cultura tra libri e corso preparto, ma so che la prova del nove arriverà solo quando mi troverò davanti al primo vagito, e vedrò cosa succederà.
    Ecco, il discorso della pipì è abbastanza inquietante…. ma c’è da dire che non sarò incontinente come ora, almeno spero 😉
    Grazie mille… tenete tutti i cellulari liberi, per le prime chiamate!

  • Reply gra agosto 16, 2015 at 4:11 pm

    Concordo con la “collega” di sopra! 😉…libri, internet ecc..vanno bene per consigli mooolto generici. Io, sinceramente, non ho amato i best seller di questo genere (tranne un libri, letto ex post). Ma alla resa dei conti, prima o poi ognuno trova la propria strada! Col primo figlio sono restata per molto tempo in uno stato di intontimento. Non sapevo che fare, stretta tra mille consigli e ingerenze. Quando ho cominciato ad ascoltare il mio bambino le cose sono migliorate. Non che magicamente siano sparite le difficoltà, ma le ho accettate e ho cominciato a cambiare il mio approccio! Perché in fondo…e’ la mamma che cresce col pupo!

    • Reply Stato di grazia a chi? agosto 16, 2015 at 6:14 pm

      Lo so che i libri servono a poco, ma non essendo una di quelle cresciuta con bimbi in casa, almeno mi permettono un minimo di “infarinatura ” sul da farsi. La pratica sarà un’altra cosa, sicuramente. Spero almeno nel minimo di ingerenze…ma mi sa che ci toccano a tutte 🙂

  • Reply Concetta agosto 17, 2015 at 3:45 pm

    Io ho lavorato fino a 3 ore prima del parto, non ho avuto il tempo di documentarmi sul da farsi prima che nascesse. Quindi mi è cascato tutto addosso dopo che è nata, dopo sì che ho iniziato a leggere ovunque.
    Alla fine dipende tutto da te, prima acquisti coscienza del tuo essere mamma e prima passa ogni dilemma.
    Baci

    • Reply Stato di grazia a chi? agosto 17, 2015 at 8:18 pm

      Caspita! Se 3 ore prima lavoravi ancora, vuol dire che la bimba ti ha fatto una bella sorpresa improvvisa 😉

  • Reply Marica agosto 27, 2015 at 2:28 pm

    La domanda di ogni mamma, ma poi ci sei, lo vivi, e pian piano tutto si dispiega. Io ho chiesto aiuto quando non sapevo cosa fare, ma alla fine mi sono accorta che nessuno più di me avrebbe potuto sapere cosa era meglio x il mio ranocchietto. Mi sono fatta seguire in un centro per il sostegno all’allattamento (ci tenevo troppo) e mentre spiegavo all’ostetrica cosa facevo le ho chiesto “ho sbagliato”. Lei mi ha risposto “una mamma non sbaglia mai” detta così suona retorica, ma l’istinto e quel legame viscerale che sentirai per sempre ti aiuteranno a capirla. La cosa importante è chiedere aiuto quando ne hai bisogno.
    Sarà magico vedrai.

    • Reply Stato di grazia a chi? agosto 27, 2015 at 3:00 pm

      Confido nel trovare la tua stessa ostetrica nel consultorio dopo il parto 🙂 Per ora, pur non mancando molto, quel legame viscerale/istinto non lo avverto. Probabilmente si sviluppa dopo, giorno dopo giorno. Dopo che l’ansia del parto, lascerà il posto alle emozioni positive. Grazie!

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