Un anno fa: primi sintomi da registrare

L’anno scorso, giorno più giorno meno, mi organizzavo per festeggiare il compleanno di mio marito. La combinazione voleva che, il giorno stesso del suo compleanno, andassimo ad una festa in maschera. Io, che il Carnevale non l’ho mai sopportato manco ai tempi del nido, per la prima volta, da adulta, cercavo un vestito adatto. Adatto ad una che non sapeva ancora di essere incinta, ma che nutriva forti sospetti. Certo, non si vedeva nulla. La pancia era ancora una pancia da persona fortunata che, pur avendo passato i trenta da un pò, non faceva sport ma tutto sommato la Natura le voleva bene.

Quello che tradiva il mio stato interessante, era la nausea per i dolci. Uno dei primi sintomi che mi ha fatto odiare ben presto lo Stato di Grazia. Ovviamente mi riferisco alla gravidanza non al suo risultato. Ora la mia Miss Allegra me la tengo volentieri, nonostante qualche burlona mi chieda, per strada: “La vende? E’ così bella!”. “No, Signora, grazie per il non troppo celato complimento, ma visto che fra poco mi  costava la vita, mi sa che me la tengo io!”. La gravidanza rimane un periodo buio della natura, un gap biologico. Un momento lunghissimo di rottura di balle, che alla fine, grazie a Dio, ci dà un bel frutto tutto ciccia & biberon! Sapete come la penso, non ho cambiato idea.

Ai tempi, fino a circa un annetto fa insomma, ero una cuoca seriale di dolci: classiche ciambelle, stilosissimi cupcake, torte dalle arzigogolate decorazioni con la pasta di zucchero, e tutto il resto. Non a caso, quel furbacchione di mio marito, per il mio compleanno, mi aveva regalato un corso di pasticceria. Per la Legge di Murphy delle donne incinte: il corso non rispettava la giusta tempistica. Io, con le mie nausee non solo non avrei più cucinato dolci, ma schifavo di brutto l’odore del burro (non proprio un ingrediente accessorio); io con la mia pancetta, i continui herpes e la faccia sempre un pò disfatta, non vivevo bene il fatto che, tra noi allievi, ci fosse anche Claudia Galanti che quindi ero “costretta” a vedere, ridimensionando di brutto la considerazione sulla mia figaggine (che ormai fingo sia svanita a causa della maternità). La mia autostima, ad ogni fine lezione, era sempre più sotto i piedi, e non come cuoca, proprio come donna. Non si era rivelato un gran regalo alla fine!

Ma torniamo a noi: di questi tempi, proprio per il suo compleanno, preparavo una serie infinita di dolci. Sia per il suo ufficio, che per la festa nella festa: cioè per quella serata di Carnevale che si sarebbe trasformata anche nel party per il suo compleanno. Dico party, non tanto perchè fa figo, ma per evitare di ripetere il termine festa un’altra volta (il chè porta a svelare la mia pigrizia in fatto di sinonimi). Mentre cucinavo e ricucinavo. Facevo e disfavo. C’era uno stramaledettissimo odore che, anzichè allietarmi come un profumo, mi schifava con una dolcezza nauseabonda. E poi c’era quell’odioso odore proveniente dalla legna del camino. Ma possibile fosse tanto forte? Ma che schifo! E quella candela dall’aroma di vaniglia: non si sentono mai, e questa è così perforante! Ma che noia! Appena esco fuori la butto!

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La scrivente nell’interpretazione che la rese celebre al Carnevale di Rio de Janeiro: “La Donna Gatto quando la festa è finita.”

Alla fine, arrivò la grande serata. Una casa con il pavimento ricoperto di zucchero e farina. Una folle corsa per preparare il momento della torta, senza che lui se ne accorgesse. Il mio travestimento da donna gatto. Certo, non era originale, ma se una non ama il Carnevale, va apprezzato lo sforzo. Grande abbuffata di dolci, molta nausea e, da lì a pochissimo, la certezza che ci sarebbe stata una T2 nella mia pancia. L’inizio dello Stato di Grazia e La fine della mia carriera da pasticcera. 

 

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2 Comments

  • Reply mylittlehappytown febbraio 10, 2016 at 10:48 am

    spettacolare! adoro la tua eleganza nell’essere completamente sincera!

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