Trasferirsi a Berlino. Una famiglia expat

Mamme Expat: Una milanese a Berlino

Trasferirsi a Berlino, per lavoro, è quello che ha fatto Elena. 38 anni, milanese di nascita, mamma di Sofia di nove anni,  e dei gemelli Davide e Matteo di sette. Exhibition manager- organizzatrice di mostre- da tredici anni vive nella capitale tedesca.

Elena è la nostra quarta mamma expat.  La sua intervista, ve lo anticipo, mi ha commosso. Mi ha fatto pensare a come sarebbe bello se, anche in Italia, le mamme potessero essere grate come Elena lo è della sua Berlino.

Essere una famiglia a Berlino

Trovo che a Berlino la qualità della vita sia molto buona: molti spazi verdi e tanti dedicati ai bambini, ed un ritmo di vita abbastanza rilassato. Marciapiedi larghi, che facilitano la vita delle mamme con passeggini doppi, e dei bambini con bici o con monopattini al seguito. Per essere una grande città, ci sono poche macchine e i negozi sono a portata di mano. Anche all’Ikea puoi andare in tram! 

I berlinesi si lamentano delle condizioni delle strade e delle piste ciclabili, perché hanno standard molto elevati. Io, invece, che mi vanto di essere sopravvissuta, per anni, a cavallo della mia bici nella giungla del traffico milanese, trovo che la città sia ideale per chi va in bici. Piste ciclabili e rispetto assoluto per il ciclista. Ad esempio: le auto, prima di girare a destra agli incroci, si fermano per far passare le biciclette. 

La città è sicura: i miei bambini tornano spesso a casa da soli, in bici. La distanza casa – scuola è breve, circa 900 metri, ma c’è un incrocio con semaforo e uno senza.

Berlino

C’è qualcosa che non ti piace, invece?

Il clima comincia a pesarmi. La lunghezza dell’inverno: da ottobre ad aprile si esce sempre con la stessa giacca pesante… E il buio, da novembre a febbraio, incide spesso sull’umore: uscire alle sette e mezza del mattino, per portare i bimbi a scuola, accendendo la dinamo della bicicletta,  e andarli a prendere nel pomeriggio, sempre al buio, mette a dura prova. In compenso, in estate, le sere sono lunghissime, a luglio c’è luce quasi fino alle undici.

Altro punto dolente: il cibo! Berlino è una città grande, internazionale, se si vuole, si trova di tutto. Ma a che prezzo! E la qualità non sempre è alta. I pomodorini, ad esempio, sono così duri che li puoi scambiare per mele, poi li apri e sono bianchi. Le zucchine sono così grandi e piene d’acqua che, quando le metti in padella, si riducono a una poltiglia insapore. Il pesce: inutile sforzarsi a imparare i nomi in tedesco, puoi comprarne uno qualsiasi, tanto hanno tutti lo stesso sapore: di niente.  Lo stesso per i  formaggi, hanno mille nomi, ma sono tutti uguali: a fette rettangolari, impilate in confezioni di plastica.

♥ Dove hai partorito? 

A Berlino e la struttura ospedaliera era ottima! Per non parlare del servizio dell’ostetrica, che mi ha seguito durante la gravidanza, il parto, e le prima settimane a casa, è stato un grande aiuto e mi ha dato sicurezza. 

♥ Trasferirsi a Berlino, ha anche i suoi vantaggi in termini di sostegno alla famiglia. 

In Italia i nonni sono quelli che intervengono in supporto alla famiglia, a Berlino, invece,  interviene lo Stato. Asili a partire dalle otto settimane di vita, aperti dalle sei del mattino alle diciannove, per tutto l’anno. Senza chiusura estiva! Servizio di doposcuola garantito anche durante i periodi di vacanza! 

C’è comunque  la possibilità di restare a casa, da uno a tre anni, sia per la mamma che per il papà. Molte coppie si organizzano così: la mamma sta a casa i primi sei mesi, il papà i sei seguenti.

Io sono stata a casa un anno, per ogni figlio, ricevendo il 70% dello stipendio, calcolato sulle buste paga dei 12 mesi precedenti. Inoltre, ogni famiglia riceve un sussidio per ogni figlio, fino al compimento del 18° anno, anche in base al reddito. Per tre figli, ricevo ben 582 € al mese.

♥ Parliamo della scuola in invece.

Per quanto riguarda i costi, sono calcolati sul reddito, e sono bassi. Basti pensare che, dai tre ai cinque anni, dato che l’asilo viene considerato come un diritto, si paga un fisso di soli 35€ al mese a bambino.

Trovo che qui i bambini, fin dall’asilo, vengano educati ad essere molto autonomi ed indipendenti. Vengono aiutati a valutare le proprie capacità. Una volta che sono in grado di fare qualcosa, la fanno in autonomia, senza aiuto, il ché a mio avviso li rafforza molto nella crescita. Stessa cosa per i compiti, svolti in autonomia e nell’ordine che i bambini preferiscono. Senza confronti e stress.

♥ Cosa ti manca della tua città di origine, come mamma?

Il rapporto con la famiglia. Da un lato trovo rilassante non avere i nonni col fiato sul collo, dall’altro, ogni tanto, con tre figli, il lavoro e un marito che lavora troppo, ammetto di essere un po’ con l’acqua alla gola. E gli amici: vivendo lontano si creano nuovi legami, ma non sono come quelli degli amici di sempre. E pur essendo tutti cittadini europei, un po’ di differenze ci sono. Gli stereotipi sui tedeschi, freddi e difficili da “conquistare”, hanno un fondo di verità. I miei figli frequentano una scuola dove viene insegnato anche l’italiano ed è così che abbiamo trovato un gruppo di amici anche italiani.

♥ Torneresti in Italia?

No. La Germania mi ha dato molto, mi sento in debito. Ho avuto tre figli continuando a lavorare, senza particolari difficoltà. Non dico che sia facile, ci vuole tempo e pazienza, ma non credo che in Italia sarei riuscita a fare la vita che ho fatto finora.  

I nostri figli, poi,  pur avendo genitori italiani, sono cittadini tedeschi. Pensa che, l’anno scorso, agli Europei,  tifavano per la Germania. Fa effetto realizzare che i nostri figli appartengono a una cultura che non è al 100% la nostra!

Sei anche tu una mamma expat? Se vuoi raccontare la tua esperienza, scrivimi!

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