Capricci, quando li rimproveri e ti senti in colpa.

Perdi la pazienza, li rimproveri, li sgridi. Piangono e ti domandi se hai fatto bene

Sto passando quei momenti lì, quelli dei continui rimbrotti, rimproveri, grida. Quelle giornate in cui sei stanca di non avere mai una risposta, un’ alzata di spalle quando bisogna mettere a posto i giochi, un “lo faccio dopo” ad ogni cosa che chiedi.

Allegra mi sta mettendo a dura prova, in questo periodo. Lo fanno tutti i bambini, è innegabile. Forse, per quella mancanza iniziale di pugno di ferro, per quegli stupidi sensi di colpa, già a tre anni, sono spudorati nei loro capricci senza fine. O, forse, sarebbe stato lo stesso comunque.

Ci sono sere che, pur non facendo la mamma manager di sto’ cavolo, sei a pezzi. Ti rendi conto che dovevi lavare i capelli l’altro ieri, e rimandi a chissà quando. Realizzi che hai dato poche attenzione al più piccolo, e ti riprometti di più fare di più domani. Provi a vedere un film, ma svieni pochi minuti dopo la sigla.

Ci sono metà pomeriggi di martedì, che ti pesano come fossero le tre di notte del venerdì, la casa è a pezzi, la cena è frugale, il frigo è vuoto. Eppure, non sei più una neo mamma. Quella fase, ti dici, avresti dovuto lasciartela alle spalle, tempo fa.

Ci sono giornate in cui incroci mamme dall’ aspetto più dignitoso, curate e ben vestite. E lo sai che la loro vita è come la tua, uno sbattimento quotidiano, che l’aspetto non fa il monaco, che ciascuna ha i propri problemi, però ti domandi quando arriverà, anche per te, quel momento lì.

In quei frangenti, ti domandi cosa sbagli. Perché ci deve essere qualche errore che ti sfugge, che ti complica, che ti stanca.

E poi ci sono quei capricci, quelle urla, vero? I piantini se non li accontenti, quel “ma tu non giochi mai con me”, se gli dici che devi fare altro, che hai bisogno di riposarti.

E ti domandi se vivete vite parallele, visto che stai sempre lì, con un pezzo di qualcosa in mano, per lei. Un pezzo da incastrare, da incollare, da ritagliare, da appendere, da modellare, da mettere a posto, da leggere. Sei una fiaba continua, una pappa continua, una motivazione continua. Ma pare essere poco per loro e troppo per te.

E, ad un certo punto, ti parte il rimprovero e scatta il pianto. “Non si dice così ai bambini”, “non si urla ai bambini”. E non sai se te lo dice perché lo pensa, perché l’hai ferita, o prova soltanto a farla franca.  

Cerchi di tenere il polso della situazione, perché lo sai che a tavola si sta seduti, e lo sa anche lei. Non mangia più quella cosa che adorava ieri, e che tu hai cucinato per lei. Salta sul letto appena fatto, si arrampica sulla libreria, sulla poltrona, si siede sul tavolo.

E come fai a stare calma? Ma devi. Provi a rimproverare con fermezza, in modo deciso, come puoi. Forse poco, forse troppo.

Va a letto piangendo e la abbracci perché è solo una bambina. La consoli, ti fa un sorriso, fa una battuta, ha già dimenticato tutto, nel bene e nel male.

Poi, tocca a te andare a letto e ti senti maledettamente in colpa. L’hai fatta piangere, dovevi proprio? Te lo domandi ogni giorno: quanto bisogna essere severi, da che età? Come fai a capire se è troppo, se è poco, se anche le altre mamme fanno cosi.

Quel fottutissimo equilibrio che non sai mai dove sta.

 

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2 Comments

  • Reply Mamma Avvocato settembre 20, 2018 at 1:39 pm

    Avrei potuto scriverlo io questo post. Ogni giorno degli ultimi 365 e forse di più. Anzi, in passato qualcosa del genere ho scritto. Perchè è vero. Perchè capisco, perchè capita di sentirsi così, perchè la maternità è affare difficile, perchè siamo esseri umani, perchè la ricerca dell’equilibrio è resa ancora più ardua dal continuo crescere e cambiare dei nostri figli, perchè anche per i grandi maestri zen è un percorso che dura una vita….
    Insomma, io ti do’ una pacca virtuale sulla spalla e ti dico: “Tranquilla, non sei sola!”
    Tieni duro.

    • Reply Stato di Grazia a Chi settembre 20, 2018 at 4:21 pm

      Grazie della pacca e delle parole.

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