L'invidia

L’invidia. Quel sentimento da cui prendiamo le distanze

L’invidia, questa sconosciuta.

A sentire tanta gente, l’invidia è un sentimento spregevole che riguarda solo gli altri. Crediamo, follemente od ingenuamente, di esserne sempre vittime: perché siamo troppo bravi, troppo magri, troppo alti, troppo ricchi, troppo felici. Insomma, superiori agli altri.

L’invidia, questo sentimento acciuffato con i polpastrelli dell’indice e del pollice, come fosse un insetto raccapricciante, con la stizza della superiorità, con la smorfia del disgusto, alzando il sopracciglio e con il naso tappato per il tanfo.

L’invidia, roba da donne, come ci hanno insegnato altre donne. Donne cresciute in una casa maschile, in una scuola maschile, in un mondo maschile con regole talmente antiche, che le radici sono seppellite nel nucleo della Terra.

L’invidia, un virgulto che cova in ogni anfratto, ma non nel nostro, perché da noi la purezza non le lascerebbe spazio.

L’invidia, povera cara, io non ti rinnego, non ti biasimo.

Perché l’invidia cos’è in fondo?

L’invidia è guardare fuori, in un momento in cui non siamo soddisfatti e pensare che vorremmo ciò su cui si poggia il nostro sguardo. Credere che non sia giusto che a quello si e a me no. L’invidia non chiede il permesso, esiste e basta. Dura un istante o una vita. Ci sussurra di rado o di frequente. 

E’ umana, ma non ha genere. 

Si può trasformare in ammirazione spingendoci a fare bene, a fare meglio, a sentirci meglio.

Si può trasformare in rabbia spingendoci a fare male, a sentirci male. 

Si può essere invidiosi di chiunque, ma di rado lo si è se siamo persone lucide, centrate, felici.

L’invidia è un sentimento, non è un’azione. Ed è dell’azione di cui siamo padroni per cui responsabili. 

Tutti convinti di esserne vittime anche quando, detto fra noi, sarebbe l’invidia stessa, se potesse, ad acciuffarci fra i polpastrelli dell’indice e del pollice, per lanciarci via.

L’invidia. Poveretta. Troppo spesso fra le labbra di chi la prova davvero, di chi la conosce a fondo, ma che si dipinge come la sua povera vittima.

L’invidia è come la pioggia: può essere leggera, quasi impercettibile oppure violenta come una tempesta. Dipende da noi farla scorrere via leggera, lei non fa mai resistenza. 

L’invidia, una volta almeno nella vita la proviamo tutti, ma non lo confessiamo, e a nessuno la perdoniamo. 

 

 

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