Quella prima estate da mamma

Devo essere sincera, non ho mai capito come mai, tra tutti gli aquiloni colorati che svolazzavano nel cielo, sopra il mare, tu scegliesti proprio quello.
Un pipistrello. Nero. Un po’ bruttino, dai.
Mi ricordo la tua prima estate, avevi 9 mesi. Io ero sempre stanca, ero di nuovo in attesa. Ero felice.

C’eri tu che cominciavi a scoprire il mondo, mentre nella mia pancia qualcuno cresceva. O, almeno, cresceva fino ad un certo punto, perché dopo un po’ si manifestarono alcuni problemi, strappando magia e felicità ad un’estate che sarebbe potuta essere perfetta.

In spiaggia, guardavi in alto, non appena passava il signore degli aquiloni. Nonostante fossi molto piccola, i nonni ti riempivano di giochi che non eri ancora in grado di usare. Pinguini galleggianti di tutte le misure, come fossero delle matriosche. Formine, palette, secchielli come dovessi partecipare ad una gara artistica sul bagnasciuga.

Poi, alla domanda, quale aquilone vuoi? Tu puntasti il dito su quello in fondo. L’ultimo della fila. Il pipistrello nero, un po’ bruttino. Dai!

Non sapevi usarlo, per cui decidemmo di custodirlo nella casa in campagna dei tuoi nonni, per tentare di farlo volare alla prima occasione. Stipato fra i fumetti vecchi del tuo papà e la polvere delle tante stagioni vissute da lui, da bambino.

Ogni volta che ci andiamo, tu dici: “Prendiamo l’aquilone, lo facciamo volare?”.
E io già so che non ci riusciremo. Non c’è mai abbastanza vento o forse c’è, ma, tra le nostre dita, il pipistrello non riesce a salire in alto come con il signore degli aquiloni.

Io prendo un po’ in giro tuo padre, gli dico che non è capace. Allora provo io, già sapendo che il risultato non sarà così diverso.

Ogni volta è come la prima volta. Tu, appena lo vedi, sei contenta, vuoi provare a farlo volare. Noi cerchiamo di accontentarti, ma i risultati sono sempre piuttosto comici. Ce la ridiamo, ma il pipistrello vola poco e piuttosto in basso.

Ogni volta che vedo quell’aquilone è come la prima volta. Mi domando come mai, tra tutti gli aquiloni colorati che svolazzavano nel cielo, sopra il mare, tu scegliesti proprio quello.
Un pipistrello. Nero. Un po’ bruttino, dai.
E penso a quella splendida estate. Un’estate che ci ha lasciato, comunque, un po’ amaro in bocca ed un vuoto nella pancia.

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