Quando le mamme (e i papà) non ce la fanno più

Ieri sera, come al solito, sono collassata sul divano. Ormai, prima che la palpebra crolli, come una saracinesca rotta, basta premere play al download di qualsiasi puntata. Vale sia per le serie Sky che per quelle Netflix, non si fanno favoritismi.

C’è poco da fare, anche mio marito, in genere più carico di notte, come anche di prima mattina, rispetto alla scrivente, perde colpi, sempre più velocemente, un giorno dopo un altro. Ieri notte, durante un micro secondo di resurrezione, solo per accertarmi di aver raggiunto il letto, ancora una volta- dio solo sa come e quando-ci ho pensato.

Ho pensato a come sia io che lui (mio marito, non Dio- che credo crolli prima, pensando a tutti i figli che ha) sveniamo, non appena riusciamo ad accendere la tv. E’ come se ci fossimo alzati prima di tutti i galli del mondo, gli avessimo preparato la colazione, fossimo andati a lavorare nei campi, sotto il sole di agosto, e fossimo tornati al tramonto, con in corpo una sola scodella di acqua e pane tosto. Perché solo questo potrebbe giustificare una simile stanchezza, mi dico. 

Mi sembra vada avanti così, da secoli. Eppure, sono solo quattro anni che siamo genitori, per carità, di due bambine vicine di età, e,  aggiungo, non siamo certamente due ventenni, ma rimane tutto nell’ordine più o meno naturale delle cose.

Contro il logorio della (nostra) vita moderna, mio marito mi consiglia momenti dedicati esclusivamente a me stessa e a noi (dal classico pilates, a qualche sera fuori). Io, stanca come sono, rimando tutto quello che mi propone. Preferirei, piuttosto che uscire come uno zombie, il vecchio, caro Cyner.

Sono poco più di quattro anni, che sono una mamma. Eppure, mi sembra di esserlo da almeno vent’anni. Il che avrebbe il vantaggio di avere figlie senza pannolini, in piena autonomia (anche di mandarmi a cagare, eh lo so) che mi consentirebbero, a proposito di quest’ultima sana ed umana abitudine, di potermi chiudere in bagno, senza che qualcuno tenti di scardinare la porta, come se temesse la mia fuga attraverso il cesso.

Tornando ragazze fini, era solo una manciata di anni fa, che avevo capelli che tenevano la tinta più a lungo, il punto vita definito, una circonferenza della panza che non si estende sino al quarto mese di gravidanza, solo per cinquecento grammi di carboidrati ingollati.

Solo poco tempo fa, riuscivo a guardarmi due film a sera, a leggere voracemente tanti libri, ricordandomi anche che cazzo avessi letto o visto, non come ora, che cado in un buco nero, non appena apro un libro o accendo la tv.

Lo dico sinceramente: Dio protegga chi ha più di due figli in età prescolare! Ve lo confesso, noi, nonostante i non vent’anni di cui sopra, un anno fa, ci avevamo anche pensato, ma la nostra buona stella ci ha aiutato, spazzando via l’idea, attraverso logoranti pianti notturni. Credo che, se cosi non fosse stato, non sarei qui a scrivere, ma in un clinica di quelle buone. 

Certo che la vita oggi è più bella di ieri,  non tornerei mai indietro, ovvio. 

Però, questo abbandono della propria anima dal corpo, che galleggia sul soffitto, come  quella di Taylor,  quando in Beautiful c’era ancora Ronn Mosse, deve finire!

Facebook Comments
Previous Post Next Post

You Might Also Like

2 Comments

  • Reply Mamma Avvocato 11 Febbraio, 2020 at 11:28 am

    Pensa me! Solidarietà sorella, solidarietà.

    • Reply Stato di Grazia a Chi 11 Febbraio, 2020 at 11:30 am

      Prego per tutte voi! haha <3

    Leave a Reply