Nonostante una madre faccia il massimo

In più di sei anni dalla nascita della mia prima figlia, salvo un paio di persone (sconosciute) per strada, nessuno mi ha mai detto Certo che sei una brava madre, o altra constatazione/complimento del genere. Né amici, né conoscenti, né parenti. Nessuno. Nonostante, guardando me, nella faticosa (eppur bellissima) routine quotidiana, tutti possano vedere una madre più di ogni altra forma di vita.

Nonostante io, sin dall’inizio, sia stata impegnata anche in altro: dal lavoro (nella costruzione di una nuova attività) alla gestione della casa, alla famiglia, appunto. Tutto nella forma più totale e senza soluzione di continuità o scorciatoie di alcun genere. Non faccio nulla per gridare al miracolo, faccio quello che mi sento, senza giudizio verso gli altri, ma semmai con occhio critico verso me stessa, nella vana speranza di essere sempre nel massimo delle mie capacità e che di questo le mie figlie possano beneficiare.

Alcuna frase di lode, nonostante  io sia impegnata perennemente nella cura e nell’educazione delle mie figlie. Non sono “solo” quella che gioca o che coccola ma anche  la mamma taxi, e anche la mamma vigilessa (a distanza), al parco, affinchè nessuno si faccia male e faccia  male. Una volta a casa, il mio lavoro continua: nella risposta dei perché e del si fa così e non colà per i seguenti motivi. Nonostante continui a leggere storie, a fare il bagno, asciugare i capelli, a far fare inglese o i compiti. Nonostante, infine, quasi sulle fibre della corda che si sta spezzando, spenga tablet e tv, per principio, perché seguo la scienza e perché ci credo fortemente, rinunciando al silenzio o al tempo che mi servirebbe, rischiando di dover sedare conflitti fra sorelle, pianti e capricci ed altre faccende fanciullesche normali ma anche faticose.

Nonostante tutto questo che, diciamoci la verità, non merita una medaglia ma manco la più assoluta indifferenza, se qualcuno deve proferire verbo a favore di qualcun altro, lo fa per il papà.

Nel mentre di qualsiasi cosa, si sente una vocina, stile sirene dell’Odissea, Come è bravo il papà;  Certo che è proprio bravo tuo marito. E via cantando.

Ora, che sia chiaro: io non ce l’ho con lui. Non è un post contro di lui. Semmai lo è contro di voi.

Voi che, senza saperlo, ogni qualvolta vi girate dall’altra parte per dire, come è bravo, non avete capito nulla della vita. Voi che mi guardate anche in faccia, mentre lo dite, come se vi aspettaste una mia frase, “Si, è vero. Ringrazio il cielo che, anziché picchiare me e le mie figlie, sappia chiudersi da solo i bottoni della camicia”.  

Con queste frasi buttate lì, senza un pensiero dietro, come se il cervello fosse un accessorio che si porta solo perché lo hanno tutti, date la scusa ai papà per smettere di fare il genitore, quando sono troppo “stanchi”. Con tutte quelle medaglie sul petto, si sentono in diritto di mollare la presa quando vogliono. Non sono mica come te, che stai ancora facendo la gavetta e hai ancora tanto da imparare! Per loro è normale  borbottare per il minimo sindacabile, per cose che tu fai da anni, con amore ma anche con tanta stanchezza. Perché qui dell’amore non si discute: per i nostri figli faremmo qualsiasi cosa.

Noi mamme, quasi tutte, sappiamo che si può e si deve convivere con capricci, vocine, pianti, braccia che ci cercano, mentre si prepara uno zaino, la lavatrice,  ci si deve fare un bidet o si ha mal di pancia.

Lo sappiamo benissimo che avremo nostalgia di questi anni, che penseremo con tenerezza a questi momenti, ma quando le giornate sono difficili, questo pensiero non ci aiuta, anzi!

Loro, invece, è come se vivessero su un altro pianeta e scendessero sul nostro, di tanto in tanto. Di fronte a certe cose,  si comportano sempre come fosse come la prima volta. La mente si offusca, la stanchezza prende il sopravvento, e tornano i ragazzini che vanno a calcetto, ai quali la madre prepara il borsone e lava la maglietta puzzolente, buttata accanto a letto, mentre rimanendo meravigliati dei rimbrotti dei genitori.

Eppure sono loro quelli bravi, al contrario vostro.

Voi fate solo quello che ci si aspetta da voi, perché avete la vagina: fare tutto, con pazienza, cura ed immenso amore.

Loro fanno quello che ci si aspetta da loro, perché hanno il pene: qualunque cosa sia, va benissimo. Già che non picchi, è tanta roba.

Io vedo in voi,  in quelle come voi, un maschilismo atavico, talmente radicato da essere impossibile da estirpare e da spiegare. Vedo anche un modo di trattare gli uomini come fossero dei cretini, davvero incapaci a ragionare, fare, amare, come degli esseri umani a cui non manca nulla.

Ovviamente, anche agli uomini che si spingono a queste considerazioni si potrebbe dire tanto ma, avendo visto pochissimi uomini solidali con una donna, come se facendolo si esponessero al pubblico ludibrio, dovendo ricalcare sempre le maniere della camerata, immagino non sia previsto dalla loro scheda madre. 

Ecco, pensateci. Pensateci ogni qualvolta fate un commento ad un papà, per un pasto cucinato o una lavata di mutande. In realtà, lui sta facendo il suo dovere. Tutto qua. E se a casa vostra non fosse così, volgete lo sguardo lì dove pagate il mutuo, che il lavoro da fare è assai.

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